Domande e risposte

D:

Č vero che i rustici non potranno piů essere lasciati in ereditŕ ai propri figli?

R:

No, si tratta di una voce assolutamente infondata. Viviamo in un paese in cui il diritto di proprietà è sacrosanto e non sarà certamente il parco nazionale a cambiare questo principio.

D:

Č vero che i rustici non potranno piů essere venduti e che quindi perderanno valore?

R:

No, si tratta di una voce assolutamente infondata. Se lo vorranno, i proprietari dei rustici potranno venderli come finora. Il loro valore dovrebbe per giunta aumentare, visto che un parco nazionale è una meta di prestigio che garantisce un patrimonio costruito di qualità, quiete e paesaggi stupendi. Non a caso, nelle zone interessate da parchi nazionali i prezzi immobiliari hanno tendenza a crescere in modo superiore alla media, come lo dimostra anche la regione di Zernez e Scuol situate a ridosso del Parco Nazionale dell’Engadina.

D:

Č vero che nel parco i proprietari di rustici non potranno piů chiedere l’intervento dell’elicottero per i trasporti?

R:

Oggi la situazione è la seguente: ogni volo al di fuori delle piazze d’atterraggio riconosciute, deve essere giustificato e ottenere un’autorizzazione esplicita o implicita del municipio sul cui territorio ha luogo (vedi “Decreto legislativo concernente i voli d’elicottero a bassa quota e gli atterraggi esterni effettuati con elicotteri” del 17 giugno 1987). Per gli oltre 6\'000 rustici situati nei ¾ di “zona periferica” del territorio del futuro parco non cambierà nulla. Per le poche dozzine di rustici e per gli alpeggi situati nelle zone centrali (dove la circolazione con veicoli e con aeromobili è in linea di massima vietata) verranno concesse delle deroghe. In altri termini, se uno ha un rustico in una delle cinque zone centrali e ha bisogno di materiale da costruzione per effettuare dei lavori, avrà il diritto di chiedere un permesso per dei voli di trasporto secondo un programma da concordare col comune e con l’ente di gestione del parco. Questo vale ovviamente anche per i rifornimenti (vettovaglie, bombole a gas, ecc.) per cui non si può pretendere il trasporto col sacco a spalla o con la cadola. I voli di soccorso e di salvataggio sono in ogni caso ammessi in modo esplicito dall’ordinanza anche nelle zone centrali del parco.

D:

Č vero che nel Parco Nazionale non si potrŕ piů andare nelle proprie cascine?

R:

Non, non è assolutamente vero. Per i proprietari delle migliaia di rustici situati nella cosiddetta zona periferica, non cambia assolutamente niente. I pochi proprietari e locatari di rustici situati nelle zone centrale otterranno delle deroghe per permettere loro di accedere liberamente alle loro proprietà e usufruirne come finora. Queste deroghe verranno stabilite sotto forma di un contratti scritti fra proprietario ed Ente Parco. Per accedervi non occorrerà quindi chiedere ogni volta un permesso speciale.

D:

Č vero che nel Parco Nazionale non si puň pescare e cacciare da nessuna parte?

R:

No, non è assolutamente vero. Il divieto di pesca e di caccia concerne soltanto le zone centrali del parco. Un parco nazionale è infatti suddiviso in due tipi di zone: quelle periferiche e quelle centrali. Nel caso del Parco Nazionale del Locarnese le zone periferiche rappresentano i ¾ del territorio, quelle centrali solo il quarto restante.

D:

Che cosa sono le deroghe e che validitŕ giuridica hanno?

R:

Le deroghe servono a proteggere i cosiddetti “diritti acquisiti” e vengono stipulate sotto forma di contratto dalle parti in causa, nel caso del Parco Nazionale dal proprietario dell’alpeggio o del rustico e dall’ente che gestisce il parco. In questo contratto vengono esplicitamente sanciti i diritti di accesso e di utilizzo. In pratica ciò equivale a definire delle “enclavi” all’interno delle zone centrali.

D:

Che vantaggi porta il Parco Nazionale del Locarnese ai suoi abitanti?

R:

Per una regione periferica come la nostra, disporre di un parco nazionale rappresenta un’enorme attrattiva turistica. Nel caso del Parco Nazionale dell’Engadina ogni turista che pernotta in loco spende in media 160.- franchi al giorno. Si calcola che ogni franco investito dallo stato in un parco nazionale crea un indotto di 6 franchi nella regione in cui questo parco si trova. Nel caso del Parco Nazionale del Locarnese sono previsti investimenti per un ammontare di 3.5 milioni all’anno. A termine questi investimenti produrranno dunque entrate per un ammontare di circa 20 milioni all’anno (vedi anche risposta del Consiglio di Stato all’interpellanza Regazzi, Bobbià, Gobbi e Pinoja del 24 marzo 2009).

D:

Cosa dobbiamo sacrificare per la creazione delle “zone centrali”?

R:

Le zone centrali di un parco nazionale sono i suoi gioielli; proteggerle e preservarle non può certo essere definito un sacrificio. In realtà si tratta di valorizzare dei territori abbandonati dall’uomo già da oltre un secolo e che sono già da numerosi decenni oggetto di libera evoluzione della natura (nelle valli del Locarnese circa il 90% del territorio è oggi oramai abbandonato dall’uomo). Creare in questi territori le “zone centrali” del parco significa dare loro finalmente il loro giusto valore, in altri termini esserne fieri e presentarli su un piatto d’argento.

D:

Cosa porta un parco nazionale alla nostra regione?

R:

La creazione del Parco Nazionale del Locarnese induce importanti benefici economici per l\'intero comprensorio. Essa permette infatti ... - di attrarre un turismo di qualità anche da oltr\'alpe e dall\'estero - di attrarre investimenti privati nei settori del turismo e dei servizi - di attrarre finanziamenti pubblici - di favorire lo smercio di prodotti locali tipici - di ottenere finanziamenti diretti importanti dalla Confederazione e dal Cantone per la gestione del Parco e dei suoi progetti - di ottenere contributi e finanziamenti da parte di sponsor e di altri enti privati Il riconoscimento del territorio quale parco nazionale, la visibilità e il prestigio che ne derivano, permetterà dunque alle nostre comunità di rilanciare la loro economia, di creare nuovi posti di lavoro e di offrire un futuro in loco alle nuove generazioni. La riuscita del progetto dipenderà però anche dalla creatività degli attori pubblici e privati del territorio e della loro capacità di realizzare le necessarie infrastrutture.

D:

Cosa vuol dire “zona centrale” e “zona periferica” nel contesto di un parco nazionale?

R:

La “zona centrale” di un parco nazionale è un territorio toccato solo in modo marginale dalle attività umane e caratterizzato da una grande “Wilderness” e da una grande biodiversità. Nella “zona centrale” viene lasciato spazio al libero sviluppo della natura. L’uomo può visitarla a piedi, ma non può cacciarvi, cogliere fiori, strappar piante, portar via minerali, ecc. Nel caso del Parco Nazionale del Locarnese ci saranno diverse “zone centrali” che circa ¼ del territorio dell’intero parco. “La zona periferica” è invece quella in cui l’uomo svolge le sue attività secondo i principi dello sviluppo economico sostenibile. Nel caso del Parco Nazionale del Locarnese i ¾ del territorio saranno “zona periferica”

D:

Cos’č il Consiglio del Parco?

R:

Il Consiglio del Parco è l’organo di sorveglianza creato dalla Regione Locarnese e Vallemaggia (RLVM) per accompagnare il progetto di Parco Nazionale del Locarnese. Esso è composto dai rappresentanti di tutti i Comuni che partecipano al progetto, da rappresentanti dei loro Patriziati e da delegati della RLVM. Nella sua assemblea del 25 gennaio 2007 la regione RLVM ha affidato a questo consiglio “il compito di portare a buon fine il progetto di Parco Nazionale del Locarnese secondo gli obiettivi e le modalità definite nelle richieste Regio Plus approvate dal Segretariato di Stato per l’economia e dall’Ufficio Federale dell’Ambiente (UFAM)”

D:

Cos’č la RLVM – Regione Locarnese e Vallemaggia?

R:

La RLVM è l’associazione dei Comuni di due distretti (Vallemaggia e Circolo della Melezza) e si prefigge di favorire la collaborazione tra i suoi membri per realizzare obiettivi comuni di interesse generale e regionale e di promuovere le attività destinate a favorire lo sviluppo della regione.

D:

Perché fare un parco nazionale e non un parco regionale?

R:

La legislazione svizzera prevede tre categorie di parchi: quelli periurbani, quelli regionali e quelli nazionali. I parchi periurbani sono superfici naturalistiche protette di almeno 6 km2, situate in prossimità di zone densamente urbanizzate. Essi offrono alla popolazione un'opportunità di ricreazione a contatto diretto con la natura (per esempio il parco periurbano del Sihlwald, una foresta situata nei pressi di Zurigo). I parchi regionali, che devono avere una superficie minima di 100 km2, sono territori rurali in parte urbanizzati. Essi hanno come obiettivo il rafforzamento di un'agricoltura multifunzionale mediante prodotti di qualità, la promozione di attività sostenibili nel settore dell'artigianato, del turismo, della mobilità, dell'energia, ecc. e la conservazione, la cura e la rivalorizzazione del patrimonio naturalistico paesaggistico e culturale. Questo tipo di parco presuppone un'economia regionale funzionante e vigorosa. Attualmente in Svizzera sono in fase di attuazione oltre una ventina di parchi regionali. I parchi nazionali sono invece territori molto più estesi poveri in risorse socio-economiche, ma ricchi di un patrimonio naturalistico, paesaggistico e culturale estremamente ben conservato. Essi si compongono di una zona centrale di almeno 75 km2 in cui la natura è lasciata libera di svilupparsi a suo agio e di una zona periferica in cui le regole sono praticamente identiche a quelle che vigono in un parco regionale. Le Centovalli, la Valle Onsernone, la Rovana e l'Alta Vallemaggia sono povere di risorse socio-economiche, ma dotate di un ricchissimo patrimonio naturale, paesaggistico e culturale. Esse sono quindi le candidate ideali alla creazione di un parco nazionale e potranno pure trarre un grande vantaggio economico da un marchio a valenza nazionale e internazionale come lo è quello di “Parco Nazionale Svizzero”ť.

D:

Perché il label “Parco Nazionale” dovrebbe valere di piů del label “Parco naturale regionale”?

R:

Dappertutto nel mondo il marchio “Parco Nazionale” sta per paesaggi grandiosi e per una natura intatta. Chi, appassionato di natura, parte dalla Svizzera e va negli Stati Uniti, nel Sudamerica o anche solo nella vicina Italia andrà dunque di preferenza a visitare un parco nazionale. Per definizione, un parco regionale è invece un comprensorio di importanza essenzialmente regionale. Esso attirerà dunque soprattutto una clientela regionale. Se poi si aggiunge il fatto che in Svizzera di parchi regionali ne stanno nascendo una buona ventina, mentre di parchi nazionali ve ne saranno al massimo tre, appare subito chiaro che a livello di concorrenza il Parco Nazionale del Locarnese si troverà in una posizione ben più confortevole dei numerosi parchi regionali

D:

Perché il Ticino e i Grigioni sono gli unici cantoni a volere dei parchi nazionali mentre gli altri Cantoni hanno optato per parchi regionali e parchi periurbani?

R:

Gran parte della Svizzera è densamente popolata (in media oltre 180 abitanti per Km2) e anche gran parte delle zone montane a nord delle Alpi sono molto sviluppate dal profilo turistico e dispongono tuttora di un'economia agricola montana intatta, si tratta quindi di regioni poco adatte alla creazione di un parco nazionale. Il Ticino è invece il territorio svizzero con la maggiore percentuale di aree boschive e di aree montane e alpine improduttive. A causa del progressivo abbandono dell'agricoltura di montagna, nel corso degli ultimi decenni questa percentuale ha continuato a crescere e la natura ha ripreso progressivamente il sopravvento. Oggi le nostre valli più discoste sono regioni ad altissimo valore naturalistico con caratteristiche uniche in Svizzera. Esse si prestano in modo ideale ad essere valorizzate attraverso un progetto di parco nazionale a vantaggio della popolazione residente.

D:

Perché un parco in tre regioni e non uno solo per la Vallemaggia?

R:

Uno dei grandi pregi del progetto di Parco Nazionale del Locarnese è dato dalla grande ricchezza paesaggistica e dalla straordinaria varietà dei suoi ambienti naturali. In soli 35 km si passa dalle condizioni mediterranee del Lago Maggiore a quelle alpine glaciali della regione di Robiei. Anche dal profilo prettamente geografico il lato destro del bacino idrografico della Vallemaggia comprende le Centovalli e la Valle Onsernone. Non è tuttavia esclusa anche un'estensione del parco ai restanti comprensori della Vallemaggia (Comuni di Lavizzara, Maggia e Gordevio-Avegno). Essa permetterebbe di completare l'area di progetto con nuove zone di grande pregio paesaggistico, anche se questi comparti sono meno ricchi dal punto di vista naturalistico rispetto a quelli della sponda destra della Maggia.

D:

Perché un parco nazionale deve avere una “zona centrale” mentre un parco naturale regionale non ne ha?

R:

ReponseContrariamente a un parco regionale, che è un territorio rurale parzialmente urbanizzato, un parco nazionale è un vasto territorio caratterizzato da habitat naturali intatti. In Svizzera, dove la densità media della popolazione è di 184 persone al km2, di zone idonee alla creazione di parchi nazionali ve ne sono pochissime. Le valli del Locarnese, dove si contano in media soltanto 3-4 abitanti per km2 e dove le zone ad alta naturalità ricoprono addirittura il 90% del territorio, sono fra le poche che hanno i requisiti per aspirare al label “Parco Nazionale”. Le “zone centrali” sono dunque in un certo senso la “dote” che un candidato Parco Nazionale deve essere in grado di offrire, per ottenere l’ambito e prestigioso label “Parco Nazionale”. Senza “zona centrale” niente label “Parco Nazionale” e senza la garanzia di “Wilderness” del label “Parco Nazionale”, non vi è nessuna ragione per un turista proveniente dall’estero di andare a visitare proprio le remote valli del Locarnese.

D:

Quale č il ruolo della Confederazione nella creazione del parco nazionale?

R:

Le Camere Federali hanno votato la legislazione che permette di creare nuovi parchi Nazionali (LPN Legge sulla Protezione della Natura e del paesaggio). L’Ufficio federale dell’Ambiente ha definito le regole d’applicazione di questa legge (OPar Ordinanza sui Parchi) e conferirà il Marchio Parco Nazionale a quei progetti che rispettano le esigenze formulate nella LPN e nell’OPar. L’iniziativa, l’elaborazione del progetto, la sua realizzazione e la gestione del parco devono invece venire ed essere assunti dai comuni e dalle regioni interessati.

D:

Quali garanzie abbiamo che una volta votato il parco non verranno cambiate le carte in tavola?

R:

La “Carta del Parco” che sarà votata dalla popolazione fra 4 anni definisce le regole di funzionamento del Parco Nazionale e contiene un piano di gestione per il parco della durata di un decennio. Dopo il voto popolare essa dovrà ancora ottenere l’OK della Confederazione prima di entrare in vigore. La Carta del Parco è in pratica un contratto della durata di 10 anni fra i Comuni promotori del progetto, il Cantone e la Confederazione. Un contratto in cui Cantone e Confederazione si impegnano a conferire alla regione il marchio “Parco Nazionale e si assumono gran parte degli oneri derivanti dalla realizzazione del progetto, mentre Comuni e Regione s’impegnano dal canto loro a realizzare le opere pattuite. Durante questo periodo contrattuale nessuna delle parti è autorizzata a modificare unilateralmente le disposizioni del contratto. Modifiche alla Carta del Parco possono essere apportate solo di comune accordo. Al termine di ogni periodo contrattuale di 10 anni occorrerà negoziare una nuova carta.

D:

Quali sono i diritti della popolazione in materia di parco?

R:

Nella prossima fase di progettazione che durerà 4 anni tutti gli attori locali, siano essi enti, associazioni, imprese o popolazione, sono chiamati a partecipare alla stesura del progetto definitivo. Una volta terminata la stesura del progetto di dettaglio, gli elettori dei comuni che intendono partecipare alla realizzazione del Parco Nazionale del Locarnese saranno chiamati alle urne per decidere se il loro comune farà parte o meno del parco. In quest’ambito la legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio è assolutamente chiara e stipula quanto segue: Art. 23i Sostegno delle iniziative regionali 1. I Cantoni sostengono le iniziative regionali volte all’istituzione e alla conservazione di parchi d’importanza nazionale 2. Essi provvedono affinché la popolazione dei comuni interessati possa partecipare in modo adeguato E nell’Ordinanza sui parchi (OPar) si legge quanto segue: Art. 25 Ente responsabile del parco 3 Nell’ambito dell’istituzione e della gestione del parco, l’ente responsabile deve: a. garantire la partecipazione della popolazione b. rendere possibile la partecipazione delle imprese e delle organizzazioni della regione interessate

D:

Quanti posti di lavoro creerŕ il Parco Nazionale del Locarnese?

R:

Il Parco Nazionale del Locarnese creerà un certo numero di posti di lavoro diretti, cioè i dipendenti dell’Ente di gestione del parco e un numero più importante di posti di lavoro cosiddetti “indiretti”, cioè posti di lavori che vengono a crearsi nell’ambito del turismo, della costruzione e dei servizi a dipendenza delle somme investite nelle infrastrutture e nei servizi destinati ad accogliere e canalizzare i visitatori del parco. Attualmente è previsto di investire nel parco 3.5 milioni di franchi all’anno. L’indotto economico che sarà generato dal parco nazionale viene valutato a termine a circa 20 milioni all’anno. Ciò dovrebbe permettere di creare sul territorio del Parco Nazionale, sempre a termine, fra i 150 e i 200 posti di lavoro (vedi anche risposta del Consiglio di Stato all’interpellanza Regazzi, Bobbià, Gobbi e Pinoja del 24 marzo 2009).

D:

Quanti rustici ci sono nel parco?

R:

Sul territorio del futuro Parco Nazionale del Locarnese, al di fuori dei villaggi e delle frazioni, ci sono circa 6\'600 edifici e altri manufatti. Di questi 4\'750 sono case, rustici ed edifici rurali di vario genere 1\'700 dei quali sono censiti quali beni culturali (cappelle, “gra”, cantine, “splüi”, ecc.). 150 oggetti circa non sono ancora inventariati.

D:

Quanti sono i rustici nelle zone centrali e che cosa se ne farŕ?

R:

Nessun edificio rustico tradizionale situato nelle zone centrali dovrà essere demolito o lasciato andare in rovina perché lo impone il parco. Sul territorio delle future zone centrali del Parco Nazionale del Locarnese sono state identificate complessivamente 145 costruzioni. I rustici già trasformati, gli edifici alpestri e le capanne alpine verranno mantenuti e potranno essere utilizzati come finora. Per quel che concerne le altre costruzioni, tutti gli edifici tradizionali potranno essere mantenuti e valorizzati in quanto tutelati come meritevoli di conservazione. I rustici meritevoli di conservazione, come pure i diroccati ricostruibili potranno essere trasformati a condizione di rientrare nell’ambito di un progetto complessivo di ricupero e di valorizzazione del patrimonio. Questi edifici potranno essere utilizzati come cascine private con un contratto di prestazione per la gestione dell’area circostante, servire da strutture d’accoglienza del parco o essere utilizzati come sedi per strutture di gestione del parco, oppure semplicemente mantenute senza utilizzazione particolare, qualora una trasformazione non fosse possibile.

D:

Una volta entrato a far parte del Parco, un Comune puň decidere di uscirne?

R:

Il Comune ha la possibilità di uscire dal parco al termine del periodo contrattuale di 10 anni (diritto di divorzio dal parco). In questo caso esso perderà però anche il marchio “Parco Nazionale” e non avrà più diritto ai finanziamenti cantonali e federali previsti per il parco.