Perché fare un Parco Nazionale nelle valli del Locarnese?

Mentre negli ultimi 150 anni la popolazione del Ticino triplicava, quella delle valli del Locarnese si è più che dimezzata. Nel comprensorio di studio del futuro parco nazionale vivono oggi in media fra le 3 e le 4 Persone per km2 (la media svizzera è di 184 per Km2). I nostri villaggi si sono poco a poco vuotati dei loro abitanti, l’attività edilizia è cessata, gran parte delle zone agricole sono state abbandonate e la natura ha ripreso il sopravvento. Oggi, nelle valli, le attività umane sono limitate al 10% del territorio, nel restante 90% la natura è tornata sovrana.

Purtroppo, nella nostra regione, il declino economico continua. Negli soli ultimi 10 anni sono scomparse un terzo delle imprese e sono andati persi un terzo di posti di lavoro. Per poter guadagnarsi da vivere, gran parte degli abitanti scendono ogni giorno a lavorare a Locarno e nei dintorni.

Ecco la ragione per cui 11 Comuni delle Centovalli, della Valle Onsernone, della Valle Rovana e dell’alta Valle Maggia hanno lanciato l’idea di creare un parco nazionale. Il nostro intento è quello di trasformare l’handicap della regione periferica in un capitale, facendo perno sulla natura intatta e sulle numerose località magnificamente preservate: ben 28 località su 31 sono catalogate nell’inventario ISOS delle località meritevoli di protezione. L’obiettivo ultimo della nostra operazione è creare le basi di uno sviluppo turistico sostenibile e rilanciare l’economia locale.

Nel Parco Nazionale dell’Engadina ogni visitatore spende in media 160 franchi al giorno. Se con la creazione di un parco nazionale si riuscissero ad attirare nelle nostre valli anche solo 300 visitatori supplementari al giorno, l’apporto finanziario del turismo aumenterebbe di oltre 17 milioni di franchi all’anno, un capitale di certo sufficienti per rianimare in modo decisivo l’economia della nostra regione. Siamo dunque convinti che la creazione del Parco Nazionale del Locarnese permetterà ai Comuni che ne fanno parte, non soltanto di sostenere l’economia esistente, ma anche di attirare nuovi capitali, di creare nuove infrastrutture e di generare nuovi posti di lavoro.