Domande e risposte

12. Parco e lupi… c’entrano come cavoli a merenda

Il Parco non avrà alcuna influenza sulla presenza o meno di lupi o altri grandi predatori sul nostro territorio. I lupi non hanno infatti bisogno di un’area protetta per formare i loro branchi, come dimostrano gli esempi della Val Morobbia in Ticino e della Val Calanca nei Grigioni, che è recentemente stata oggetto di uno studio KORA sull’ecologia dei carnivori e la gestione della fauna selvatica. In Calanca il lupo si muove su un areale di oltre 170 km2 e si è installato indipendentemente dalla presenza di un’area protetta. Lo conferma anche il Professor Luigi Boitani, biologo presso l’Università La Sapienza di Roma, uno dei massimi esperti sulla specie del lupo e autore del Piano di gestione di oltre 30 Parchi Nazionali in Italia e nel mondo. “Il lupo non ha bisogno di aree protette per stabilirsi e riprodursi. La dimensione media di un territorio di lupi è tra i 100 e 300 km2 e la zona centrale del progetto di Parco Nazionale del Locarnese è del tutto irrilevante nella dinamica del lupo”. In altre parole, le zone centrali del nostro Parco sono troppo piccole e frammentate per avere una qualsiasi influenza sull’espansione di questo o altri grandi predatori. Per tutelare al meglio le attività agricole nel Parco (agricoltura, agricoltori e animali), sia nelle zone centrali che nella zona periferica del Parco rimangono comunque in vigore come oggi e come nel resto della Svizzera le leggi e gli strumenti per la gestione dei grandi predatori gestiti dall’Ufficio federale dell’Ambiente (UFAM). Anzi, in più, nel regolamento delle zone centrali il Parco prevede di poter sostenere gli agricoltori che ne avranno bisogno a proteggere e curare le proprie greggi contro i grandi predatori, ad esempio mettendo loro a disposizione un pastore (art. 5.7.4). 

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